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Studio e valutazione dei trattamenti tricologici
D5 – X2 – EP – HS
L’Istituto Svizzero Dermes ha sviluppato, negli anni, una metodologia atta ad assicurare un’ottimale detersione del cuoio capelluto come premessa fondamentale per intervenire sulle varie anomalie del capello. Ogni giorno, sui capelli e sul cuoio capelluto, si possono trovare diversi tipi di sostanze; sebo e sudore possono incorporare polvere ambientale, idrocarburi, grassi atmosferici e squame cheratiniche; di qui la necessità di rimuovere periodicamente questo sporco e di disporre di prodotti adeguati allo scopo.
Lo shampoo ideale dovrebbe comprendere una buona detersione, una buona capacità schiumogena, facilità di risciacquo, capacità di lasciare i capelli morbidi, lucenti, voluminosi, facilmente pettinabili, sia bagnati che asciutti, con poca carica elettrostatica; un buon shampoo dovrebbe avere anche un profumo e un aspetto organolettico gradevoli. Gli shampoos hanno varie componenti adiuvanti, come gli addensanti, gli ammorbidenti, i chelanti, i regolatori di pH, i conservanti, gli antiossidanti, i condizionanti.
Gli addensanti sono molto usati per ottenere la giusta densità; si possono usare elettroliti (cloruro di sodio,solfato di sodio,cloruro di ammonio), gomme naturali (trandanth e karaya), gomme sintetiche, cellulosa e suoi derivati, polimeri sintetici dell’acido acrilico e del vinilpirrolidone, il magnesio-alluminio silicato.
Gli ammorbidenti dei capelli conferiscono una più facile pettinabilità, maggiore lucentezza e morbidezza, nonché proprietà antistatiche: i prodotti più utilizzati sono rappresentati da alcoli grassi (cetilico, stearilico), lanolina e derivati, esteri grassi di glicole o glicerolo, oli vegetali (ricino, sesamo, grano, soia, ecc) e minerali (vaselina), lecitina e derivati, glicerolo e glicole propilenico, idrolisati proteici.
I chelanti legano gli ioni calcio e magnesio nell’acqua di risciacquo e, quindi, preservano il colore e la viscosità, ma prevengono anche la formazione di saponi insolubili sui capelli.
L’ossidazione di coloranti, di sostanze per la profumazione (aldeidi e chetoni) e di altri componenti più o meno labili, ma anche l’inattivazione di alcune sostanze antimicrobiche, può avvenire per la presenza di tracce di ferro e magnesio. Pertanto, nella formulazione di uno shampoo, non va trascurata l’aggiunta di sostanze chelanti. In genere, si usano i sali dell’acido etilendiaminotetracetico. I regolatori del pH servono per rendere il prodotto stabile e innocuo. A questo scopo, si utilizzano generalmente l’acido citrico, l’acido lattico, l’acido borico o l’acido fosforico.
I conservanti impediscono la crescita di germi nello shampoo. Quelli più comunemente utilizzati sono la formaldeide, il sodio mertiolato, l’acido salicilico, l’acido ascorbico, gli esteri dell’acido idrossibenzoico, le idrossichinoline solfatate e i parabeni. Gli antiossidanti evitano l’ossidazione e l’irrancidimento dei grassi insaturi presenti (oli vegetali, derivati degli acidi oleico e linoleico). Quelli più usati sono la vitamina “E”, il butilidrossitoluolo e il butilidrossianisolo. I condizionanti possiedono buone proprietà schiumogene e detergenti, favoriscono la pettinabilità dei capelli, sia bagnati che asciutti. Inoltre, aumentano la morbidezza, la lucentezza, il volume e riducono l’effetto elettrostatico.
Un’associazione bilanciata di proteine, idrolizzati proteici, tensioattivi cationici, polimeri (come il polivinilpirrolidone), esteri del sorbitano e di sostanze di origine naturale, come la lecitina, il collagene e le proteine della seta, viene utilmente impiegata per raggiungere un buon effetto condizionante. Di solito, lo shampoo contiene il 10-20% di sostanze detergenti, i tensioattivi, in una miscela di acqua sterile e deionizzata, che costituiscono i principi attivi lavanti sul capello.
(Ruggero Caputo, Marcello Monti, Manuale di Dermocosmetologia Medica, Pagg. 530-533, Raffaello Cortina Editore)
I tensioattivi sono così chiamati, in quanto modificano la tensione superficiale dei liquidi (acqua), in cui sono disciolti. I tensioattivi sono le basi lavanti, che si pongono nell’interfaccia tra l’acqua del lavaggio, lo sporco e l’untuosità da asportare. Tale materiale è emulsionato e disperso nell’acqua e viene allontanato con il risciacquo.
L’abbassamento della tensione di superficie sporco-cute-capelli può avvenire grazie al fatto che i tensioattivi hanno una parte liofila (catena idrocarburica), liposolubile, che deve solubilizzare l’untuosità e una parte idrofila (gruppo polare), idrosolubile, che favorisce la solubilizzazione nell’acqua del tensioattivo stesso. La parte idrofila e lipofila si uniscono insieme e, con l’ausilio delle forze meccaniche di strofinamento, si emulsionano in schiuma.
I tensioattivi usati negli shampoos sono:
- Anionici
- Cationici
- Anfoteri
- Non ionici
CONCLUSIONI
Da quanto esposto, dopo attenta esamina delle formule inviatemi dall’Istituto Svizzero Dermes, non posso che essere d’accordo e confermare tutto ciò che sull’argomento è stato esposto da eminenti e autorevoli dermatologi a livello mondiale, direttori di prestigiose cliniche dermatologiche e di autorevoli testi del settore.
Giunti alla fine di questo lavoro scientifico, possiamo affermare che l’ottimale detersione del cuoio capelluto, ottenuta con i prodotti igienici dell’Istituto Svizzero Dermes, è una premessa fondamentale e irrinunciabile per intervenire sulle svariate anomalie del capello e per un corretto trofismo del bulbo pilifero.
Infatti, questi prodotti tendono ad attenuare ed eliminare la forfora, la seborrea, la dermatite seborroica, il prurito e tutte le impurità, che provocano ostacoli all’eutrofismo pilare, agevolando il distacco dei vecchi capelli in telogen e favorendo la crescita di quelli nuovi in anagen.
La successiva fase nutriente, grazie ai numerosi principi attivi, costituiti da vitamine, aminoacidi,proteine, oligoelementi, fitoestratti ad attività inibente sulla 5 alfa- reduttasi, determina un forte potere stimolante sulla papilla, rilevabile con un miglioramento della fase anagen e riduzione della fase telogen, premessa fondamentale per diminuire la caduta e porre le basi per favorire una eventuale ricrescita, là dove i bulbi la rendono possibile, con un irrobustimento e un ispessimento dei fusti pilari già esistenti.


